“Una povertà che non ha altro nome che miseria”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera di Padre Martinien alla nostra associazione che descrive la terribile situazione che ha trovato nel suo paese. Ormai i popoli africani non ne possono della fame. della miseria e delle violenze e dei soprusi dei propri governanti per cui quello che è successo nel Maghreb potrebbe accadere anche nel resto dell’Africa.

E’ importante quindi sostenere le attività di missione della Chiesa Cattolica, l’unica istituzione che può contribuire a soddisfare i bisogni della popolazione specie dei più poveri e a favorire il cambiamento senza spargimenti di sangue.

“ Kinshasa 11.02.2011

Sono a Kinshasa da mercoledi 9 febbraio per il nostro capitolo e rimarrò fino a sabato 19 febbraio e approfitto di questo momento di pausa per comunicarvi le mie notizie dopo due settimane di soggiorno qui nel Congo.

Sono arrivato a Kinshasa da Roma il 28 gennaio e l’indomani mattina ho preso l’aereo per Gemena, città che dista di 1500 km per un’ora e venti minuti di volo. La gente mi ha accolto bene, ho visto la mia famiglia, mia mamma, mio fratello, mia sorella, i miei nipoti e tante persone che mi conoscono.

Dal punto di vista politico, la situazione è calma, ma il grosso problema è che dall’ultimo viaggio che avevo fatto qui 3 anni fa, la situazione sociale della gente non è cambiata minimamente, anzi peggiorata. Una povertà che non ha un nome sennonché la miseria. 

A Gemena come a Bobito, ho visto i nostri ragazzi in adozione a distanza e le loro famiglie. Ho visto anche i direttori delle loro scuole con cui ho parlato dei bambini e delle modalità di pagamento delle loro tasse scolastiche in modo che i ragazzi non vengano mandati fuori dalla scuola se il pagamento avviene in ritardo. Mi hanno ringraziato perché dicono che con il pagamento regolare che facciamo per i bambini, le loro scuole riescono a funzionare abbastanza bene dato che i genitori di altri bambini fanno fatica a pagare. Non ho visto i bambini di Bumba, città che dista circa 400 km da Gemena, perché è lontana, la strada brutta e non avendo la macchina, non potevo andarci. Comunque le suore che si occupano di loro mi hanno dato le loro notizie e stanno bene; anche la scuola procede bene. Quelli di Kinshasa, cercherò di vederli dopo il capitolo prima di rientrare in provincia per cominciare a lavorare.

A Bobito ho visitato la scuola materna, parlato con la direttrice, le maestre e i bambini. Hanno fatto a mio avviso un bel lavoro di restauro delle tre classi che stavano per crollare. Hanno rinforzato le fondazioni della struttura, suddiviso una sala grande in due più piccole con un muro mobile in modo da poterlo aprire quando c’è un’assemblea o un incontro di tutti i bambini. Sono stati costruiti 45 banchi per i bambini. Ora possono sedersi in classe. Ci sono ancora tante altre cose da fare, cioè ad esempio mettere in ogni classe un armadio o degli scaffali per permettere ai bambini e ai maestri di custodire il materiale scolastico. Per questo ho valutato l’importanza immediata ed ho dato a Padre Giuseppe Caso duemila dollari per l’associazione ALASCO e il resto delle offerte raccolte lo scorso Natale le ho destinate ai lavori per la scuola. Se Dio ci aiuta faremo qualcosa di più per l’associazione ALASCO. Ma per momento rendere più vivibile la scuola per i bambini vale di più. In alcuni scuole ho pagato io stesso le tasse scolastiche e per quelle distanti ho affidato questo compito a collaboratori sicuri. Non è possibile per me esprimere i ringraziamenti ad ogni famiglia dei bambini. Ma sappiate che pregano per ognuno di voi per il vostro gesto di solidarietà, amore verso chi soffre ed è nel bisogno.

Un’altra difficoltà che ho incontrato è che le tre classe sono strapieni di bambini. La prima ha 88 bambini, la seconda 86 e la terza 81 bambini. E’ quindi difficile seguirli bene. Per cui un altro progetto da proporre potrebbe essere di costruire altre tre classi in modo che non abbiano più di 40 bambini.

Quanto al personale della scuola c’è una direttrice, quattro maestre di cui una fa la supplente quando una maestra è assente o ha altri impegni. C’è anche una cuoca e una guardia notturna dell’edificio.  Queste maestre non sono tanto stimolate al lavoro perché lo stato non da niente. Li pagano una volta ogni due o tre mesi ad esempio ad oggi non hanno ricevuto ancora gli stipendi di dicembre e di gennaio. Poi lo stipendio è di circa 50 dollari al mese (35 euro). Dunque loro fanno solo sacrifici per i bambini. Mi sono talmente commosso che ho deciso di dare loro un aiuto, dando 20 dollari a ciascuna delle maestre, 50 dollari alla direttrice e 10 dollari alla cuoca e alla guardia. Sono state molto contenti. Ho fatto anche le foto dei bambini e delle classi vuote, poi dei bambini con i disegni che i bambini di alcune scuole di Cagliari avevano mandato loro.

Il lavoro dell’associazione ALASCO continua con Padre Giuseppe che si impegna corpo e anima. Speriamo che vada avanti perché tra tante associazioni nate per la lotta all’AIDS, la nostra è quella più credibile ed affidabile, essendo l’unica ad informare e sensibilizzare la gente su tale problematica.

Quanto a me sto bene ma l’adattamento tarda ancora un po’ ad arrivare. Vi ricordo sempre nelle mie preghiere e spesso la mia testa è ancora in Italia.

Vi abbraccio tutti e a presto.

Con tanto affetto.

Padre Martinien”


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